Digitaldio’s Weblog

Novembre 3, 2008

Una carriera senza controlli e stipendio con scatti automatici

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C’è chi dice che l’università è una giungla o una savana selvaggia. Se fosse vero, il docente di peso, il barone, sarebbe un rinoceronte. Un possente animale, rispettato e temuto da tutti gli altri. E con una schiera di piccoli volatili che vivono attaccati alla sua schiena. Non parassiti, ma piccoli servitori che si nutrono alati delle sue briciole.
Il barone-rinoceronte, specie aggressiva che in questi giorni pascola più nelle piazze che nelle aule, sbraita contro chi vuole intaccare il suo piccolo pezzo di paradiso. E come non capirlo. Se è a sua volta figlio di un barone, probabilmente ha dovuto superare un concorso farsa, in cui i nomi dei vincitori erano già stati concordati con una telefonata di papà. Se invece è figlio di nessuno, per arrivare dov’è, per anni avrà dovuto recitare la dura parte del volatile che pulisce la schiena a un altro rinoceronte, assecondando ogni suo volere. E ora che tocca a lui, vogliono cacciarlo dal suo trono nella savana?
Certo non tutti i professori sono uguali, ma controlli non ce ne sono, per cui sta alla coscienza del docente decidere se darsi da fare o navigare sull’onda di una carriera che non conosce ostacoli per legge. I professori non hanno un contratto nazionale, il loro stipendio è deciso per legge, come quello dei magistrati. E non è un salario da fame.
Un ordinario appena assunto guadagna intorno ai 3.000 euro al mese.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302962

Nei bicchieri Barolo, chardonnay e champagne, ecco cosa bere

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Il tartufo bianco sprigiona un aroma tra i più pervasivi che giostra in un gioco di rimandi tra sentori agliacei, spunti micotici e suggestioni terrose, un impatto da gestire in punta di calice. Compare subito l’ineffabilità del genius loci che ci fa optare per il vitigno più nobile: il nebbiolo, in primis nella sua declinazione di Barolo dalle consuete fragranze fiorite di viola, ai precisi sentori dei piccoli frutti di bosco, in primis le polpute more rosse, alle note di spezie e goudron. Quello dei barolisti vecchio stampo come Mascarello, Baldo Cappellano, Giuseppe Rinaldi, Giovanni Conterno. In casi come questi si può attingere alle annate più antiche senza nessun problema, quelle giuste come 1974, 1978, 1982 e 1985. Benissimo, ovviamente, anche i Barbaresco ma non dimentichiamo i Gattinara (Travaglini su tutti), i Boca (del Podere Ai Valloni), i Ghemme (Antichi Vigneti Cantalupo). E se si vuole uscire dal Piemonte ecco i suggestivi nebbiolo della Valtellina.Ma il tartufo si presta ad altro: pensiamo al matrimonio con grandi chardonnay, in primis quelli leggendari della Borgogna nei quali la materia grassa e minerale s’interseca meravigliosamente con le suadenze di fondute e creme a supporto del tartufo. E se vogliamo restare in tema chardonnay possiamo cercare nuovi e intriganti percorsi con Champagne di questa base magari di millesimi antichi dal fascino british, bollicine che pensavamo fossero ormai al limite ma che invece nei loro incipit ossidativi riescono a sostenere un aroma così unico e prezioso.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=303052

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Sono le società finite nel mirino della magistratura milanese. Nelle indagini in campo tre diverse forze di polizia: sequestri di camion, ruspe e attrezzature.Inquietanti i nomi che emergono, l’inchiesta porta alle famiglie calabresi.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=303080

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