Digitaldio’s Weblog

Ottobre 10, 2008

Una favola di seta chiamata Hermès

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H ermès, storico marchio del lusso «made in France», ha scelto Milano come unica tappa europea della deliziosa mostra «Fiabe di seta» (da domani a lunedì 21 ottobre al Museo di Storia Contemporanea, in via Sant’Andrea 6) ideata dallo scenografo Hilton McConnico per festeggiare i settant’anni del mitico carré, l’inconfondibile foulard quadrato della maison. «Sotto Natale ne vendiamo uno ogni trenta secondi – spiega Patrick Thomas, presidente di Hermès – ma anche se abbiamo un archivio di oltre duemila disegni, ci vogliono due anni di lavoro per lanciare un nuovo modello. Visto che l’Italia è il nostro secondo mercato dopo la Francia e in più vanta industrie seriche di grande tradizione – prosegue -, ci sembrava giusto condividere questa storia con la capitale della moda italiana». A questo punto varrebbe la pena di ricordare che il nome scientifico del baco da seta è «bombix Mori» perché Ludovico il Moro, duca di Milano dal 1450 al 1466, importò alcuni esemplari dalla Cina per avviare l’intero ciclo produttivo del tessuto intorno al lago di Como. Ma i poetici allestimenti di McConnico che da tempo collabora con Hermès dopo aver curato la scenografia di film indimenticabili come «Diva» oppure «Finalmente domenica!», sono talmente belli da far dimenticare il campanilismo lombardo per una volta ampiamente giustificato dalla storia. La mostra è stata costruita attorno a una fiaba che racconta attraverso un percorso logico e magico allo stesso tempo (tutti i modelli esposti provengono dall’archivio oppure sono ancora in vendita nelle varie boutique sparse ovunque nel mondo) come la favolosa fibra naturale si trasformi prima in un quadrato bianco con lati da 90 centimetri esatti e poi nei favolosi carré di Hermès.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=297033

Ottobre 3, 2008

Lite al mercato, africano preso a bastonate

Archiviato in: Uncategorized — digitaldio @ 10:16 pm

Finisce a randellate una lite tra ambulanti per un posto al mercato: italiano e regolare il primo, senegalese e abusivo, e pare anche clandestino, il secondo. A un certo punto spunta un secondo italiano armato di una mazza da baseball e l’africano finisce all’ospedale. L’uomo è stato trattenuto in osservazione al Policlinico a scopo precauzionale, ma non sembra grave. La Cgil parla di xenofobia anche perché l’africano ha poi raccontato ai giornalisti di aver ricevuto insulti a sfondo razziale.La baruffa tra «mercatari» scoppia ieri mattina poco prima di mezzogiorno al mercato di via Marcona, zona XXII Marzo, per la precisione all’angolo tra via Archimede e via Calvi, dove l’italiano, commerciante di frutta e verdura, occupa regolarmente il suo posto.Arriva anche il senegalese con le sue cianfrusaglie, occhiali, cd, dvd, borse e cinture e pretende di ricavarsi uno spazio per metterle in mostra. Trovando poca collaborazione dal «collega» italiano. Nasce subito la lite l’italiano invita l’africano ad andarsene, il tono della discussione si fa sempre più animato fino ad arrivare al contatto fisico.Ma a questo punto la ricostruzione dei fatti si fa difficile. «Casualmente» tutti i presenti rintracciati dai vigili urbani, intervenuti a cose fatte, erano appena arrivati oppure girati da un’altra parte al momento dello scontro fisico. Qualcuno parla comunque di un terzo incomodo, anche lui italiano intervenuto in difesa dell’italiano, forse un suo amico.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295279

Agosto 24, 2008

Dino Petralia: «Separare le carriere? Un colpo all´imparzialità dei magistrati»

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Continuano a far discutere e a provocare reazioni le anticipazioni rilasciate da Silvio Berlusconi in tema di riforma della giustizia, suo cruccio da sempre, a cui lavora con il suo fidato Guardasigilli Alfano, definite di ispirazione falconiana. Un´affermazione che Dino Petralia, componente del Csm per il «Movimento per la giustizia» – gruppo fondato, tra gli altri, proprio da Giovanni Falcone – e già procuratore capo di Sciacca e sostituto a Trapani negli anni in cui venne ucciso Ciaccio Montalto, respinge con quell´equilibrata pacatezza irremovibile che lo contraddistingue. Dottor Petralia, dall´obbligatorietà dell´azione penale si passa alla discrezionalità in nome di FalconeÂ… «Giovanni Falcone nei suoi scritti, effettivamente, si era posto il problema dell´obbligatorietà dell´azione penale, anzi, fu uno dei primi magistrati che ebbe la schiettezza di affermare che il Pm ha un potere anche nel selezionare le notizie di reato, dando impulso ad alcune e mettendo in secondo piano altre. Ma non si pronunciò mai per la discrezionalità dell´azione penale anche perché il rischio, e lui lo disse chiaramente, era quello di una sottoposizione ai voleri dell´esecutivo. Il suo intervento fu coevo all´ingresso del nuovo codice di procedura penale quando venne abolita la figura del giudice istruttore, che lui fu per eccellenza. Quando, appunto, si passò ad un attività di indagine tutta riservata alla procura: non c´era più il giudice che istruiva ma la procura che faceva indagine.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78291

Luglio 9, 2008

Formigoni: «Bene l’accordo ma ora serve una moschea»

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Va bene il Vigorelli ma è necessario trovare una soluzione definitiva per consentire ai musulmani di pregare. Roberto Formigoni è soddisfatto dell’accordo raggiunto durante il vertice in prefettura però chiede di andare oltre. «La localizzazione del Vigorelli è temporanea: occorrerà poi lavorare per trovare una sistemazione definitiva nella linea di quanto avevamo già indicato». Il riferimento è alla convinzione, espressa dal governatore, che se la comunità islamica ne fa richiesta, sia giusto che il Comune di Milano conceda spazi per costruire una moschea. Le prime mosse vanno nella giusta direzione. «Bene l’accordo tra il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi e il direttore del Centro culturale islamico, Abdel Hamid Shari – osserva Formigoni -. La determinazione e la ragionevolezza del prefetto, unita alla disponibilità e alla collaborazione di tutti, hanno portato a un risultato che permette di riconsegnare ai cittadini la zona di viale Jenner e allo stesso tempo tutela i diritti della comunità islamica ad avere un luogo per la preghiera». Il vicesindaco, Riccardo Corato, tiene a sottolineare che Milano non è una città razzista: «Vorrei ricordare- che qui ci sono già cinque posti dove gli islamici possono pregare. Il messaggio è chiaro. «Siccome si sta dando l’immagine di una città intollerante – conclude – credo che più tolleranti di così non si possa essere».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=274801

Luglio 8, 2008

Hello world!

Archiviato in: Uncategorized — digitaldio @ 11:44 pm

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